Sdraiarmi nel sole

Ho nella mano 4 o 5 pastiglie. 2 Sono di vitamine. Le altre aiutano la mia testa a rialzarsi.

Non è la prima volta che le prendo, è vero, tra gocce e altre pastiglie ne ho provate tantissime. Nessuna ha funzionato nel cambiarmi.

Ho nella mano il fantasma di un’altra mano, che non c’è e non ci sarà più, mai più.

Mi chiedo in che modo e dove appoggeranno le sue dita lievi e forti. Ma non è più compito mio sapere o sperare. Ho perso fiducia in tutto. In me stesso, nelle bottiglie vuote, nelle giornate estive e nell’autunno.

A volte mi stendo sul letto e – con le braccia dietro la testa – immagino una vita diversa da questa. Fatta di amici, viaggi, lunghe corse verso il domani. E invece ho queste 4 o 5 pastiglie da buttar già con un po’ d’acqua 3 volte al giorno, 3 boccetti da bere divisi in 6 volte.

Questo è quello che mi rimane. Siedo sul letto, ascolto Ryan Adams e ogni tanto mi viene da piangere. Da qui non potrò uscire fino a primavera.

Da qui non potrò più uscire o tornerò di nuovo a sdraiarmi nel sole?

E se il sole fossero gli occhi di un’altra persona?

Non mi rialzerò più, getterò le pillole, e ogni altra medicina. Ma dicono che per questo male di vivere ci voglia del tempo.

Aspetteremo.

Scritto da Diego

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Giornalista, redattore, tuttofare. Mi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti.

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