Rhett Miller – The Traveler

Se iniziate ad ascoltare questo disco dalla seconda traccia non potete fare altro che rimanere piacevolmente colpiti. Non che Wanderlust sia una brutta canzone, ma Jules è davvero bellissima, sa di libertà, di giovinezza, è leggera e al tempo stesso sapientemente costruita da mani esperte. E certo, direte voi, se c’è uno come Rhett Miller dietro a questi miseri 4 minuti, tutto cambia e diventa sicuramente meno improvvisato. Avete ragione, questo perché con 5 dischi all’attivo (il primo dei quali registrato e pubblicato ad appena vent’anni) da solista e 10 da leader degli Old’97, il “texano con gli occhi di ghiaccio” sembra non sbagliare nemmeno un colpo e va sul sicuro, con 12 canzoni che riempiono il cuore e non sono per niente scontate, come Lucky Star, emblema della carriera di Miller, giocata tra l’alternative country e il rock, in cui sembra di vivere in un mondo totalmente diverso da Escape Velocity decisamente più vicina a sensazioni che esprimono certi dischi di Ryan Adams o Jesse Malin.

65-og

Ma c’è di più, perché tracce come Wicked Things, con il loro inchiostro macchiato di tabacco, sembrano uscite da una sera con amici sulle rive del Mississippi, sorseggiando whiskey aspettando la luna; mentre brani come Fair Enough sembrano davvero riportare il disco su una vena country da banjo e salopette, del tutto diversa da Kiss Me On The Fire Escape, che è una canzoncina pop, bella e disinteressata, semplice e curiosa come tutto The Traveler, un disco che Miller forse sognava di pubblicare sin dal suo esordio.

La prova cui ci troviamo davanti è quella di un bravo countryman, prestato al folk rock o viceversa, abile nel cambiare pelle, diventando leader di se stesso; siamo al cospetto di una commistione di generi ed intuizioni che raramente troviamo racchiuse in un unico album, spesso considerate troppo eterogenee tra loro o spesso troppo inutilmente accostate, ebbene non ascolterete nulla di più vagamente diversificato come in questo disco. Rhett Miller ci sa fare ed amalgama bene tutte le sue conoscenze e le sue passioni, anche nascoste, sfornando un “pasticcio” buonissimo che si assapora fino a morderlo con sapore e che fa scoprire a tutti almeno una delle “Reason to live” cantate nell’allegra e disimpegnata ultima canzone cui seguirebbero gli applausi, che potete comunque fare nella vostra stanza, o ovunque vi troviate.

Un disco di cuore
Rhett Miller ci sa fare ed amalgama bene tutte le sue conoscenze e le sue passioni, anche nascoste, sfornando un “pasticcio” buonissimo che si assapora fino a morderlo con sapore e che fa scoprire a tutti almeno una delle “Reason to live” cantate nell'allegra e disimpegnata ultima canzone cui seguirebbero gli applausi, che potete comunque fare nella vostra stanza, o ovunque vi troviate.
Musica80
Passione80
Poesia80
Coinvolgimento70

Scritto da Diego

leggi gli altri articoli

Giornalista, redattore, tuttofare. Mi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti.

0 Commenti

Scrivi un Commento →

Lascia una risposta