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Premio-Marina

Ci sono io che guardo il mondo dalla finestra e lo stereo che è acceso. Oggi fa ancora caldo, anche se non è quasi più Ottobre. Le giornate si accorciano e da questa notte persino le ore. Sembra che la natura si porti avanti stanca, fino ad un inverno che tarda ad arrivare. È il momento buono per i colori, divorati da un verde dai toni violenti per almeno sei mesi.
Mi piace ogni tanto restare qui, lontano dalla città, a vedere come la lentezza avvolga ogni cosa, da mio padre che continua a lavorare nella collina, a mia madre che ogni giorno va a scuola, ad insegnare.
Mi sembra tutto uguale a quando avevo 20 anni di meno, meno storie da raccontare o da scrivere, meno capitoli tragicomici aperti e chiusi a distanza di anni. I suoni sono gli stessi e persino la stanza, i piccoli problemi quotidiani che ogni famiglia deve affrontare, così come le piccole chiacchiere su cui ridere e ricamare giudizi senza alcuna malizia. Mi piace vedere cose semplici, il mio gatto che viene punto da un’ape, un topolino nascosto sotto la legna che ho raccolto questa mattina, le nuvole che si muovono vaporose verso il mare.
Ci sono 100 chilometri che mi dividono da Parma, la mia città, ma sembrano molti di più.

Non so ancora che lavoro farò in futuro, non so dove andrò, quali persone incontrerò, cosa mi succederà, se scrivere diventerà il mio mestiere, oppure no. Non ho certezze e non ho più nessuna mano cui tendere la mia, ma io già ti vedo, mentre sorridi dal cielo, e mi acceco per poter anche solo scorgere un raggio del tuo sorriso.
“Tutta arte che entra”, ripetevano i miei quando da piccolo mi facevo male o scoprivo qualcosa di nuovo.

Tu continua, continua a muoverti e arriva.
Arriva da me.