Passion Pit – Kindred

L’economia pop di un disco come Kindred sarebbe da considerare materia universitaria in un’ipotetica accademia della musica contemporanea suonata. Passion Pit, il sogno musicale di Michael Angelakos, arriva da Boston con 3 bei dischi e si attesta a diventare un nome importante nel panorama delle 7 note d’Oltreoceano. Leggero come l’armonia di canzoni quasi ballabili e dall’animo sereno in stile All I Want, ma anche minimalista e più riflessivo come in un brano intitolato Dancing On The Grave, l’album dimostra le capacità autoriali di Michael e sottolinea il suo quasi giocoso approccio alle linee vocali che a volte arrivano a toccare note altissime tramite un falsetto quasi del tutto inatteso.

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Ma è un brano come Look Like Rain a rendere il disco degno di essere in primo piano tra gli scaffali di tantissimi negozi di musica, e forse persino nella vostra stanza, mentre guardate dalla finestra con una tazza di tè fumante in mano e sperate di vedere un mondo che vi sorrida senza chiedervi pegno, che vi accolga senza mai farvi sentire lontani da casa e che vi regali momenti di tranquillità e di sincera serenità come quella di questo brano, sapientemente costruito su liriche pop e armonie che si rincorrono tutte così uguali da sembrare retoriche, ma che invece non sono per nulla banali e prive di significato. A movimentare un po’ la situazione ci pensa poi la simpatica My Brother Taught Me How To Swim, in cui l’elettronica e il gusto per piccole delizie pop, diventano l’emblema su cui un progetto musicale come quello targato Passion Pit si fonda e dà il meglio di se, sia nella versione commerciale che in quella acustica (per gli appassionati del genere). A nulla servono i due minuti della conclusiva Ten Feet Tall (III) che non aggiungono davvero alcunché ad un disco compatto e decisamente ben fatto, con ottimi spunti e alcune pecche di ottimismo in episodi che avrebbero dovuto avere forse più attenzione nella scrittura e nella resa “elettronica”, o altri che sono decisamente più belli se impreziositi da arrangiamenti più approfonditi e meno minimalisti. Bravo Michael, se tutto quello che avevi iniziato era solo uno scherzo, adesso hai un compito di tutto rispetto, farci emozionare e sperare che i dischi tornino ad essere belli come il tuo.

Secondo disco, quello della conferma
Leggero come l'armonia di canzoni quasi ballabili e dall'animo sereno in stile All I Want, ma anche minimalista e più riflessivo come in un brano intitolato Dancing On The Grave, l'album dimostra le capacità autoriali di Michael e sottolinea il suo quasi giocoso approccio alle linee vocali che a volte arrivano a toccare note altissime tramite un falsetto quasi del tutto inatteso.
Musica70
Passione80
Poesia80
Coinvolgimento70

Scritto da Diego

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Giornalista, redattore, tuttofare. Mi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti.

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