1985

Quando io stavo per compiere tre anni gli U2 avevano da poco pubblicato uno dei loro dischi più belli: Unforgettable fire, Gorbachev divenne primo ministro in URSS, la Nintendo lanciò sul mercato la sua prima consolle, nacquero Wayne Rooney – uno dei più bravi giocatori della mia squadra del cuore inglese, il Manchester United – e la mia prima vera ragazza sulla faccia della Terra: Chiara, una delle persone più intelligenti che io abbia mai conosciuto nella mia vita.

Io, lo potete capire anche dallo sguardo della foto, non sapevo nemmeno bene dove mi trovassi. Avevo 3 anni, non sapevo leggere e non sapevo scrivere ma mi immaginavo già un sacco di cose, soprattutto avevo una maledetta paura di un diavoletto che ogni tanto appariva nelle pubblicità e un giorno secondo me, per colpa sua, presi un mal di pancia così forte che mi veniva da piangere e costrinsi mio padre a leggermi le “Le avventure del barone di Münchhausen” per farmi star meglio.

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La cosa divertente è che adesso in tanti parlano della grande nevicata dell’85. Ecco, io c’ero e posso dire che è stata davvero bellissima e tremenda allo stesso tempo. Aveva congelato tutto e dice, sempre mio padre, che tutti i paesini qui attorno erano rimasti isolati e solo i carabinieri potevano raggiungerli per portare il pane alle famiglie. Mi rendo conto che deve essere stata una bella scocciatura, le canale erano tutte congelate, le tegole dei tetti si spaccavano, le piante da frutto morirono praticamente surgelate e l’economia fu messa in ginocchio. Però sembrava di stare in un altro mondo, tipo sull’Antartide o cose del genere. Io ho le foto di me sopra una montagna di neve mentre gioco a spalare con una pala giocattolo di quelle che si usano sulla spiaggia d’estate. Mi ricordo del grande freddo e del tepore che tutta la mia famiglia riusciva a raccogliere nella cucina in cui pranziamo e ceniamo ancora adesso, soprattutto grazie al camino che ogni inverno continua a riscaldare ogni ambiente di questa casa.

Sono tornato a vivere coi miei quasi due anni fa e ancora mi fa strano pensare a come abbia fatto per più di dieci anni a rinunciare a certi “oggetti” della mia infanzia.
Gli anni ’80 non erano bellissimi, la musica – secondo me – era in gran parte penosa e c’erano tante situazioni che mi lasciavano perplesso come il primo giorno di scuola o gli atteggiamenti di tanta gente, avrei anche dovuto affrontare la caduta del muro di Berlino e la fine del Comunismo, due eventi a cui proprio non ero preparato anche se, riflettendoci a posteriori, all’epoca vivevo con il sano distacco di un bambino a cui interessava solo giocare e imparare a leggere per essere come gli alunni sui banchi delle scuole in cui insegnava mamma.

Sì insomma, nel 1985 io c’ero, gli U2 partecipavano al Live Aid e sarebbero diventati una delle band più importanti della mia vita, non avrei nemmeno mai potuto immaginare che avrei scritto in futuro una tesi di laurea su di loro, eppure io e loro eravamo già al mondo. Chiara diceva che Bad era una delle sue canzoni preferite, con il passare degli anni io avrei imparato a capirne il testo e a commuovermi pensandoci su. Diceva che la vita avremo iniziato a capirla davvero quando avremo avuto 26 anni. Io non so se quel numero se lo era inventata o qualcuno glielo aveva raccontato, ma io avevo 19 anni e lei 17, e ci piaceva molto immaginarci già alle prese con le nostre vite future, io giornalista e lei dottoressa e dopo un po’ di anni lo siamo diventati.
Chiara era bellissima, di lei mi ricordo il sorriso e le lettere che mi scriveva d’estate quando andava al mare in Calabria o le cartoline che mi inviava dai posti che visitava, le mail con la traduzione dei testi dei Travis.

Adesso lei di anni ne ha 30, non so né dove sia né cosa faccia, ma so di per certo che ovunque si trovi avrà il solito sorriso meraviglioso di 15 anni fa, io ho passato qualche sera del mio inverno davanti allo stesso camino del 1985, gli U2 hanno terminato la prima parte del loro nuovo tour, nel mondo ci sono ancora un sacco di guerre e i diavoli in tv mi fanno sempre un po’ paura. Ogni tanto penso che a questa età mio padre aveva già a che fare con me e di certo non perdeva tempo a ordinare cd in edizione limitata su ebay. Si parla tanto di figli, qui in Italia, e io spero che approvino questa legge che permetterà a tutti di avere una famiglia come si deve, sogno di avere, chissà quando, anche io una casa mia con tre figlie: Alice, Chiara e Caterina e di stare accanto a loro (ma anche con tutti i miei dischi, si intende) qualche bella serata d’inverno a parlare di tutto e a raccontare di quel famoso 1985 di cui mi ricordo ben poco ma su cui posso fantasticare un sacco, riguardando me così conciato da mamma con la magliettina a righe e 3 candeline su una torta più grande di me.

Che gran fatica crescere!

Scritto da Diego

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Giornalista, redattore, tuttofare. Mi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti.

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