Cronache di Parma, frazione di Capannori

Una delle prime volte che ho incontrato Beppe Grillo è stata durante il caso dell’epurazione di Giovanni Favia. Ricordo che un amico lo aveva avvistato col camper all’autogrill e mi aveva detto che se ne era uscito dall’alto tutto trafelato grattandosi qua e la facendo gasolio con una carta platinum. La memoria primigenia della sua verve affabulatoria l’ho sempre collocata all’interno del cremoso yogurt marca Yomo, buono, cremoso, dal sapore riccamente industriale, anche nella sua edizione più light. Gridava. Mi ricordo che gridava e mi stordiva e io ogni tanto, per infastidire mamma, lo imitavo beffardamente con la voce bianca di un pargolo in età prescolare. Avevo 5 anni e non sopportavo Beppe Grillo.

Comunque sia, Parma viveva una nuova epoca. A tirare la volata per le comunali c’erano venuti tutti, da Alfano a Di Pietro a Ferrero a Bersani e io non me ne ero perso nemmeno uno. Pizzarotti dalla sua aveva portato l’esperienza dell’ecologico comune di Capannori in provincia di Lucca dove c’era una percentuale di raccolta differenziata altissima e nelle farmacie venivano vendute le gomme da masticare a base organica,  biodegradabili, non appiccicose prodotte con  il chiche, il lattice estratto dagli alberi ad alto fusto Chicozapote che si trovano in Messico nelle foreste pluviali della penisola dello Yucatan sede dell’antica cultura Maya.

Per tutta l’estate, nel mio palazzo si sono chiesti se l’esperienza dei 5 Stelle a Parma sarebbe stata una vera promessa o solamente fuffa. Ma quando Beppe Grillo tornò, per Dies Iren, a settembre 2012 l’inceneritore era ancora lì, e questo forse interessava ai parmigiani più di ogni altra cosa. “Cosa volete che vi dica”, rispondevo, “vedrete che tra un po’ saremo come a Capannori”. E loro, con gli occhi sgranati, mi congedavano con dei “Co’dit?” alquanto indigesti. Pizzarotti comunque aveva un sorriso che sinceramente era a metà tra il divertito e un malcelato “non so che dire” che tutti i venerdì, in conferenza stampa, si irrigidiva solo alle domande di un quotidiano che esprimeva le domande di una sinistra estrema, da centro sociale coi poster di Malcom X e Frida Kahlo. Io mi ricordo che quel giorno di settembre, in piazzale della Pace, a Parma, hanno parlato di inceneritore, Beppe Grillo e Pizzarotti erano abbracciati, hanno portato l’esperienza di Capannori, c’era Favia visto come un monatto dalla compagine pentastellata (le epurazioni dicembrine sarebbero avvenute dopo qualche mese). Di lì a poco si sarebbe parlato ancora del termovalorizzatore in diverse sedute del consiglio comunale. Una volta, senza seguire l’esempio del comune virtuoso di Capannori, i 5 Stelle han detto “Mandiamo i rifiuti in Olanda”. Poi qualcuno ha fatto notare che anche là i bambini sarebbero morti di tumore e loro hanno risposto “Sì, ma là non è mica Parma”. Io ero all’interno di un clima che mi faceva impazzire. Non sono un tipo che butta ovunque rifiuti ma ‘sto esempio del comune smart di Capannori iniziavo vagamente ad odiarlo, ancor più quando Pizzarotti ha detto, con aria di profeta new age: “Quando andate via non voglio vedere una cartaccia in giro – sorridendo – , e se vedete che quello di fianco a voi butta qualcosa per terra, siate più intelligenti di lui e raccoglietela”. Che palle, pensavo, mentre prendevo appunti. In un’area grande quasi quanto un campo da calcio c’erano decine di grillini con i panini vegetariani in mano, la pizza senza glutine, le schiscette del mercoledì a pranzo e una borsina in cui mettere ogni rifiuto, come fanno a Capannori. Io vagavo distrattamente parlottando con i colleghi cronisti quando ho incrociato lo sguardo di Favia, Giovanni Favia, il primo grande epurato da Grillo, colpevole di essere considerato dai piani alti del Movimento un sovversivo sostenuto da un altro reietto delle prime ore: Valentino Tavolazzi. Favia aveva gli occhi bassi e se ne stava in disparte. Di lì a qualche mese avrebbe abbandonato il grillismo imperante ed avrebbe sostenuto Rivoluzione Civile, dalla padella alla brace.

Ma c’è stato un momento in quel giorno, in cui Beppe Grillo diede ai cronisti delle “carogne”. Disse proprio “Giornalisti parmigiani, siete delle carogne”, perché sui giornali locali erano molto accese le discussioni sull’incapacità dei nuovi amministratori di formare una giunta e lui disse “siete delle carogne”. Io in quel momento pensavo al rapporto tra Beppe Grillo e il comune intelligente di Capannori, dove le strade profumano di gelsomino e quando tira vento, dai marciapiedi si sollevano petali di rose, mentre cartacce volano in Olanda e gomme biodegradabili rinforzano suole e tomaie delle scarpe. È un mondo bellissimo, quello dei 5 Stelle, spesso pasticciato dagli epiteti di un comico arrabbiato sempre pronto alla polemica, esperto sociologo del pressapochismo politico dove non ci sono idee se non legate al dimostrare che si è meglio di destra e sinistra, dove la cremosità Yomo prosegue il suo scopo di allettare i palati di degustatori politici poco inclini a ragioni più strutturate di un “Vaffanculo” o di un “Carogne”.

Insomma, quella volta che ho incontrato Beppe Grillo, e l’ho fotografato, aveva una maglietta blu, pezzata sotto le ascelle e parlava di inceneritori e zero waste, mentre io ripensavo al fatto che di Capannori conoscevo solo il casello autostradale e che dopo c’era, mi pare Chiesina Uzzanese, che è un’uscita piccolissima. Beppe Grillo che avrebbero spento l’inceneritore, che avrebbero dovuto passare sul cadavere di Pizzarotti e poi abbracciava il nuovo sindaco come un buon padre fa con il figlio prediletto. Favia nel frattempo aveva una faccia che se aveste visto la faccia di Favia, vi avrebbe fatto tenerezza. Tavolazzi un po’ meno, se ne stava in disparte sotto un albero e confabulava con qualcuno.

Quando il pomeriggio finì e Beppe Grillo se ne andò col suo camper, noi carogne rimanemmo a discutere un po’ con qualcosa di fresco tra le mani, mentre da lontano, Pizzarotti si avvicinò a Tavolazzi. Io non so cosa si dissero ma qualche anno dopo di sicuro Beppe Grillo a Parma non tornerà. Nemmeno se Parma diventasse un comune intelligente come Capannori.

Scritto da Diego

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Giornalista, redattore, tuttofare. Mi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti.

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