Che cos’è la musica? – Pensieri dopo l’esibizione di Ezio Bosso

Che strano quando vedi la gente accorgersi di cose che per tanto tempo (leggasi pure tutta la vita) per te sono state ovvie. E’ bastato un pianista, pochi minuti, qualche frase e una breve esibizione per mettere milioni di persone dinanzi al fatto che la musica ha un potere: quello di riunire le persone.

Non conoscevo Ezio Bosso, lo ammetto, ma gli sono immensamente grato per aver dato gli strumenti a tantissimi ascoltatori uno spunto per poter approfondire il loro esame di coscienza sull’esistenza della musica. Si parla di arte, a volte, e si parla anche di scienza, la perfezione di alcune armonie sta nella loro esatta distribuzione matematica attraverso schemi ben definiti. Musica, l’assonanza con “muse” è mitologicamente confermata, secondo alcuni studiosi comprende anche l’intero universo di pratiche e teorie che in qualche modo avvicinano alle immagini più sublimi degli dei. L’uomo, insomma, suona dalla notte dei tempi, lo fa a diversi livelli, in ogni luogo della Terra, con diversi strumenti e cresce, secolo dopo secolo, fino ad accomunare i propri interessi, le proprie passioni e renderle oggettivamente universali.

La musica si fa insieme da centinaia di anni, si condivide ancor prima dell’esistenza di un social network, si apprezza alle corti medievali, in quelle barocche, in quelle dell’estremo oriente e nei villaggi africani, nelle comunità andine e nelle regioni dei grandi laghi americani. La musica è tutto quello che rende l’uomo un’animale abbastanza intelligente, secondo me è così, lo penso da parecchi anni.

Una delle cose sorprendenti è che da molte parti continuano a chiedersi che cosa sia la musica stessa. Esistono scuole di pensiero e scuole vere e proprie, professioni e cattedre che ne discutono quotidianamente, ma da un punto di vista empirico è giusto che chiunque possa avere una propria considerazione adeguata alle propria inclinazione verso le sette note. Roger Waters diceva che un produttore poteva essere bravissimo sia avendo una conoscenza minima della teoria musicale che essendo un profondo conoscitore della materia. Quello che conta, insomma, è la passione che si mette nella cura e nella creazione di brani e opere che riescano ad esprimere una propria concreta visione del mondo.

David Byrne ha scritto, a proposito di quello di cui stiamo parlando, un bel libro intitolato semplicemente “Come funziona la musica” in cui racconta tutta la sua esperienza con questa arte misconosciuta, raffinata e talvolta bistrattata. Nei primi capitoli scrive proprio di come le melodie vengano accolte dall’uomo attraverso gli anni, parlando soprattutto delle tecniche di registrazione, tracciando uno spartiacque tra la musica ascoltata e quella registrata, un momento che ha cambiato la storia di un’arte e forse anche quella dell’umanità stessa. Vice ha intervistato Byrne e gli ha posto qualche interessante domanda a riguardo che potete leggere qui. Non è la prima volta che un’artista decide di parlare del suo campo d’azione e, per essere sinceri, Byrne non è un musicologo né uno scienziato, ma esprime il suo punto di vista – da una posizione preferenziale – su un mondo che in molti danno troppo facilmente per scontato ed evidente.

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Parlare di musica con i musicisti rock d’altronde è abbastanza complicato. La loro è una forma leggera di un’arte decisamente più profonda e complessa, ma quando Russell Hammond di Almost Famous risponde alla domanda del giovane William su cosa sia per lui la musica, non possiamo che farci scendere una lacrimuccia e, se la pensiamo come lui, non fare altro che prendere la nostra copia di Led Zeppelin 3 ed ascoltare Tangerine a volume incontrollabile. Il nostro “tour” parte da lì, da quelle ruote impolverate e da quel tourbus sgangherato, il mio continua attraverso le poesie di Elliot Smith, i dischi degli Smiths, la voce blues dei Sonics, i concerti dei Marlene Kuntz.

Ogni volta che mi aggiro spaesato per la mia stanza, prendo un disco dalla mia collezione, lo inserisco nello stereo e mi sento davvero meno solo. Una volta avevo tutto sistematicamente distribuito in base a criteri che andavano dall’ordine di acquisto a quello alfabetico o di annata, adesso mi baso sull’entropia e la serendipità, come se avessi trovato una risposta ascetica alla disperata domanda “Cosa ascolto adesso?”. E mi ritrovo come Palomar a ragionare su attimi di canzoni che potevano essere diversi o su cambi di ritmi che mi hanno cambiato il modo di vedere la vita.

Come Ezio Bosso credo da tanto tempo che la musica sia fatta per essere ascoltata insieme, ma anche per essere creata, le jam sessions, soprattutto quelle jazz e quelle blues, ne sono l’esempio più lampante. Ma vi dirò di più, sono quasi vent’anni che ho fatto mio l’incipit di un brano dei Verve che dice “La musica è la mia vita, ed è amata da me”. Chi ama così profondamente questa forma d’arte sa di cosa parlo. Si tratta di svegliarsi la mattina avendo in testa una melodia ed addormentarsi canticchiando qualcosa, di dare un suono ad ogni cosa, ad ogni volto e ad ogni accadimento, a qualcuno potrebbe sembrare una terribile maledizione, io la vedo come parte della mia stessa esistenza. Viviamo così poco che è meglio avere una bella colonna sonora ad accompagnarci nella nostra vita quotidiana, no?
Molto spesso credo che certi dischi, semplici canzoni pop (adesso sto ascoltando una bellissima Unwell dei Matchbox 20), mi abbiano salvato da situazioni a dir poco paradossali e talvolta critiche. La musica per me ha questo potere, è fatta di parole, suoni, colori, azioni e si muove, corre, mi segue ovunque io vada, è viva. No, non potrei stare senza di essa.

Detto questo, sono contentissimo che un bravo musicista come Ezio Bosso sia riuscito a scuotere le coscienze sull’importanza della musica, la sua esibizione è stata bellissima, un breve volo sullo specchio di un’arte quanto mai viva. Anche lui come Palomar ama osservare e cercare di capire il funzionamento di un universo di strani collegamenti e reazioni chimiche, anche lui come John Frusciante – il mio eroe rock – ama la sua professione, e sono certo che anche lui, come me John pensa che :”La musica è energia. Senza, non ci sarebbe nemmeno la vita”.

Scritto da Diego

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Giornalista, redattore, tuttofare. Mi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti.

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