Come ascolto la musica

Io ero uno di quei bambini che quando erano piccoli si sedavano davanti allo stereo e con le cuffione stavano per ore ad ascoltare i dischi.
Trent’anni dopo, le cose non sono poi così cambiate anche se ora viaggio, mi muovo, cammino, nelle orecchie ho strumenti di ascolto sempre più piccoli e il mondo è diventato vorticosamente più veloce. Ottimo. Il cambiamento dallo walkman all’mp3 mi è piaciuto tantissimo, migliaia di canzoni in tasca, migliaia di compagni di banco pronti a suonare per te: semplicemente splendido. Se ci penso più a fondo, però, nonostante siano cambiate le forme di fruizione della musica e i supporti o i client di aprovvigionamento (dio salvi Apple Music), il modus operandi con cui mi sono sempre approcciato all’ascolto è rimasto fondamentalmente immutato.  D’altronde credo che per ascoltare un brano (e successivamente un disco) sia necessaria una certa abilità di fondo composta di varie fasi che bene o male aiutano a scomporre una canzone, a ricomporla e poi a trarne una conclusione personalissima e giudizievole (sempre per quel discorso di analisi e sintesi kantiana). Questo accade perché la musica leggera nelle sue espressioni più popolari come in quelle più ricercate ha lo stesso schema costruttivo, si differenziano i fini, il pubblico ma non la genesi del brano e le persone ascoltano, anche distrattamente facendo il medesimo atto di scomposizione e ricomposizione, salvo poi approfondire personalmente e discrezionalmente le sfaccettature di cui ogni melodia è composta. Ci sono milioni di eccezioni, è vero – d’altronde non esiste un sistema comunicativo così vario come quello musicale, riproducibilmente parlando – ma lo schema mentale sembra essere invariato da quando l’uomo ha inventato il grammofono ad oggi, lasciando da parte la musica suonata dal vivo ovviamente.

Prima ascoltavo un brano dei Bohicas intitolato XXX, carino, la sua struttura è quella tipica di una canzone pop rock con venature punk che riportano all’alternative dei bassifondi di new york. Piaciuta la descrizione? Vuol dire tutto e non vuol dire niente, se il lettore e il commentatore non hanno davanti una certa base di conoscenze pregresse da cui non si può prescindere. Occorre quindi saper ascoltare prima di poter descrivere e crearsi una sorta di dizionario mentale del proprio materiale a disposizione, un lessico progettuale e solido. Nulla viene affidato al caso, quando si parla di musica, almeno per me e per tanti amanti delle sette note. Non si descrive una canzone dicendo “carina”, si motiva sempre l’aggettivazione. Ad esempio io adoro “Improvisation for Coughs and a Cell Phone” di Nils Frahm perché ha un crescendo funzionale allo sviluppo di un’emotività complessiva che si avverte in un momento preciso di pathos in cui il piano pervade tutta l’atmosfera che poi ricade su se stessa. Allo stesso modo vado matto per “Bus Stop” degli Hollies perché ha una struttura semplicissima, chitarra voce e batteria, squisitamente sixties da inserirsi all’interno di un movimento largamente definito da band come Small Faces, Kinks e altre band post Beatlesiane.

Ma come si ascolta un brano?

Accidenti, è semplicissimo, la mia ricetta è davvero basilare, vediamo.

Fase 1 : Strumenti di ascolto – Abbiamo bisogno di una fonte sonora: mp3 o cd vanno benissimo, l’importante è poter sentire e ripartire da zero all’interno del brano velocemente e senza troppi impedimenti. Necessaria è l’uscita del suono, casse mono/stereo o auricolari/cuffie vanno comunque bene dipende solo dalla qualità che vogliamo o abbiamo a disposizione. Un posto comodo senza tanti rumori esterni – lo so che le cuffie le possiamo usare anche in metropolitana, ma non è la stessa cosa -, e che ci permetta di stare anche nella posizione preferita sopra un divano, un letto, con le braccia posate sopra un tavolo con un bicchiere davanti, non ci sono problemi. Per il momento non parliamo di qualità materiale della musica, ma prendiamo in considerazione i brani così come sono più largamente diffusi, ok? Non ci importa di LOSELESS o FLAC o bitrate bassi, anche con qualche storpiatura digitale vanno comunque bene, pur di ascoltare qualcosa.

Fase 2: Valutazione delle competenze – Quanto conosciamo ciò che stiamo ascoltando? Io al momento ho in cuffia Lusitania di Andrew Bird, di lui conosco giusto una manciata di dischi, non l’ho mai ascoltato dal vivo, suona molto spesso il violino, compone musica acustica, ha una voce tipica del cantautorato indiefolk americano, collabora con artisti interessanti e spesso si esibisce da solo o con una band essenziale. Se posso cerco subito su Wikipedia informazioni sulla biografia e poi su You Tube qualche video dal vivo, altrimenti ho enciclopedie cartacee di musica che fanno spesso al caso mio ma non sono ovviamente aggiornate. Mi chiedo spesso quanto conosco un artista prima di recensirlo o durante un ascolto, mi aiuta a capire le canzoni e ad interpretarle. So che sempre un processo macchinoso, ma una volta acquisito diventa velocissimo e di normale routine. Avere una conoscenza seppur di base di un artista è la via migliore per poter comprendere le sue opere, no?

Fase 3: Emozioni – Ogni brano ha una parte analitica e una emozionale. Prima arrivano i dati e poi le sensazioni. Go To Sleep You Little Creep dei Margot & The Nuclear So and So’s è una canzone dolcissima, mi ricorda l’infanzia, ma la associo anche al novembre di due anni fa, in cui dopo una brutta situazione ho ricostruito poco a poco la mia vita. In una recensione cercherò di essere imparziale, ma dovendo parlare di questa canzone di certo non posso dimenticare quanto sia stata importante per me e in ogni futuro ascolto questa parte fatta di ricordi, sensazioni, colori, sentimenti non potrà mai essere messa da parte.

Fase 4: Complessità – Dopo aver inserito le nostre conoscenze e le nostre emozioni è scontato allargare il campo visivo inserendo il brano in una cornice più vivace e stimolante a successivi ascolti. Battleground dei Last Internationale mi fa venire in mente di ascoltare i RATM perché è stata suonata dal batterista della band di Tom Morello, ma quanto a valenza politica mi riporta anche alle opere degli International Noise Consipracy ecc. La voce di Delila Paz è forte ma pulita, mi ricorda Annie Clark ma è meno sofisticata. La ascolto in Devil’s Dust e penso che…sì è proprio brava. Capito cosa intendo?

Fase 5: Conclusioni – Tirando le somme, l’ascolto di un brano è la somma di conoscenze acquisite, sensazioni, collocamenti mentali e variazioni sul tema che vanno a comporre una sorta di racconto metacritico sulla canzone stessa. Paroloni, lo so, ma non so come altro esprimermi. Per ridurre il tutto all’osso si tratta di smembrare tutto quello che abbiamo a disposizione per poi ricostruirlo con dovizia di particolari.

L’ascolto di una canzone diventa quindi anche creazione. Esistono tecniche per realizzarlo, la mia è una soltanto e state pur certi che gli artisti nel loro processo di costruzione tengono presente tutte le varianti di una vostra sintesi, sì cioè quasi tutti gli artisti esclusi i punk, i post punk, gli acid punk, ecc. non lasciano nulla al caso durante la produzione di un disco, di un brano e persino di un suono. Pensate a geni come Brian Eno e ai dischi su cui hanno messo mano.
Vi rendete conto che essere degli ascoltatori è faticoso, vero?
Se avete scelto di amare la musica vi siete messi in un bel guaio, quello di sembrare stupidi mentre fissate il vuoto ascoltando una traccia della trilogia berlinese di Bowie. “Ma che fai?” vi diranno. E voi, che state immersi in un mondo diverso da questo potete solo rispondere “Ascolto la musica, la ascolto e basta”.

Scritto da Diego

leggi gli altri articoli

Giornalista, redattore, tuttofare. Mi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti.

0 Commenti

Scrivi un Commento →

Lascia una risposta