Almeno Per Ora

Sono quasi 3 anni da quando vivo estremamente da solo. Tre anni in cui ho imparato a sopravvivere settimana dopo settimana, come vivessi in una giungla di terrificanti espedienti giornalieri. La sopravvivenza.

Inizialmente ho provato le cose, a mio avviso, più impensabili. Le insalate complete di aceto balsamico, olio, sale, pepe, forchettina di plastica. Le buste liofilizzate di pasta già pronta, tragicamente in due porzioni, che poi riscaldavo ogni giorno nel pasto successivo, con risultati disgustosi. I piatti Orogel con pollo e patate monoporzione che in padella sono favolosi ma ti lasciano una fame atavica. Le pizze (cotte su pietra) che poi mi annoiano alla seconda fetta. Gli spinaci con mozzarella che non sanno né di spinaci, né di mozzarella. I piatti già pronti, buonissimi, della Findus: 4 porzioni da dividere, oggi, domani, dopodomani. Gli gnocchi da mettere col sugo (già pronto) per 16 persone. Le meravigliose (nell’immagine) verdure già grigliate, per 2 persone, che il giorno dopo si fanno sentire nei vespasiani casalinghi e non. Poi sono passato addirittura ai cibi cinesi (Sai Ke Bon) liofilizzati nel comodo bicchiere coi noodles in cui basta aggiungere poca acqua calda – da microonde -, che non hanno un sapore. E che dire dei fagioli della Heinz? Lo stesso ardimento della zuppa di funghi (chissà quali) e dei pomodori inglesi senza alcun sapore né ritegno.

Ho provato persino ad affidarmi ai paninari della zona, pizze disdicevoli, panini immangiabili, kebab pesantissimi, notti insonni in cui pensavo alla Turchia, al Marocco, alle coltivazioni di aromi esotici.

Ora sono arrivato ad una situazione interessante e monolitica. Vado al Panorama quasi sempre, non perché mi piaccia, ci vado perché è il più vicino, ma quando ci vado osservo sempre quello che mi accade attorno.

Non ci sono più i litigi per la spesa di quando non ero da solo, non ci sono gli sbuffi, i musi lunghi, gli acquisti controvoglia, i pacchi formato famiglia, le spese convenienti, ci sono solo io, un cestino, e scaffali di possibilità.

Ci sono io e le solite facce che si aggirano attorno alle scansie. Ci capiamo al volo. Oggi sughi Althea monoporzione in sconto, finiti subito, poi le piadine, poi le baguette che alla sera sono in sconto, per non parlare delle patate al forno già pronte assieme ai polli ancora caldi. I sughi surgelati di pesce a sconto sono una guerra di occhiate e cestini. Poi le ultime provvigioni di latte e yogurt. Non ci sono le uova da 2 (Conad ed Esselunga ce le hanno) e quando le vediamo siamo tutti tristissimi. I pesci poi, solo quelli surgelati già con i pomodorini, alla livornese, buonissimi, o quelli da buttare, dopo 8 minuti nella pasta.

Ci vediamo spesso, io e gli altri, aggirare gli scaffali in cerca di qualcosa di nuovo che non c’è mai. Tra il sale dell’Himalaya e 12 hamburger o 1 kg di gorgonzola. Non sono cose che fanno per noi. Almeno, non ora.

Prendo una piadina già fatta e confezionata, e considerando che mia mamma mi ha regalato qualche fetta di bresaola, ci metto dentro anche il formaggio. La mia cena è questa.

Sono tre anni che non uso il tavolo e mangio direttamente in piedi. Ho deciso di eliminare tutto: divano, letto ad una piazza e mezzo (che d’inverno fa ghiaccino), sedie. Penso vivrò come i cavalli. O gli asini. E devo dire che mi piace tantissimo

Almeno, per ora.

Scritto da Diego

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Giornalista, redattore, tuttofare. Mi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti.

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