Alberi di note

Beh, sapete quelle volte in cui leggete qualcosa e ne rimanete affascinati a tal punto da pensarci per giorni e giorni? Ecco, a me è successo questo rileggendo (non ricordo per quale ragione) la storia di Ermes, figlio di Zeus e di una ninfa.

Il giorno stesso della sua venuta al mondo, egli uscì dalla “spelonca” in cui viveva la madre, vide una tartaruga e pensò di utilizzare il suo guscio per costruire una lira. Iniziò a suonarla con una maestria inaudita, eseguendo arie e melodie meravigliose, che sapevano di divino. Terminate le esecuzioni, Ermes, affamato, si recò nei prati in cui Apollo teneva il bestiame, rubando del cibo. Il dio del sole se ne accorse e decise di punire il giovane Ermes in modo esemplare, legandolo mani e piedi con rami di agnocasto, ma la musica che nuovamente uscì dalle corde della lira fu talmente dolce e soave da fare in modo che i rami che tenevano prigioniero Ermes si slegassero per poi andare ad avvilupparsi attorno alle mucche di Apollo. Le note che Ermes suonò furono così deliziose che finirono con il convincere Apollo a perdonarlo. Tuttavia quella stessa lira, che lo aveva magicamente incantato, doveva diventare sua per sempre. Ermes, accettò.

Che i rami di agnocasto di oggi siano tutte le paure e le storie che ci portiamo dietro non ci sono dubbi. Resta da chiarire con chi dovremo scendere a patti, a chi dovremo regalare la “nostra musica” per poter tornare liberi. A volte regaliamo canzoni a chi vogliamo bene, ed ecco i rami che ci attanagliavano ad un’insicura timidezza, essi si lasciano andare e ci avviluppano intorno alle persone che abbiamo nel cuore. Non c’è nulla di più bello di sentire l’abbraccio di un albero, le sue fibre che portano il segno degli anni, delle intemperie, delle stagioni. Gli alberi, la natura, sono musica per i nostri occhi e da essi dobbiamo imparare a stare in silenzio ad ascoltare, perché oggi forse si parla troppo, si fa troppo rumore, mentre nel bosco un soffio di vento che accarezza le foglie è una melodia per ogni abitante. In un’epoca in cui ogni certezza è a rischio, è bello poter tornare ancora una volta a ricordare quello che insegnavano gli antichi, raccontare storie di un mondo che non c’è più, e canzoni di un mondo e di una vita presenti. Perché la musica libera e cattura, con ogni nota essa tocca l’anima fino in fondo, ed è bello pensare che essa sia in ogni cosa, dalla notte al giorno, dalle città alle colline.

Dai palazzi agli alberi.

Scritto da Diego

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Giornalista, redattore, tuttofare. Mi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti.

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